Sempre di più l’innovazione tecnologica si pone a supporto dei processi di cura o di diagnosi. Come si coniuga la spinta dal basso verso l’uso di sistemi di real time collaboration al mondo strategico dedicato alla sanità?

In uno scenario di sempre maggiore diffusione della sanità digitale, è necessario adottate tutte quelle misure di sicurezza in rapporto alla sensibilità dei dati, cosa che nel mondo sanitario raggiungere il livello massimo di criticità.

L’evoluzione tecnologica ha portato alla definizione del nuovo quadro regolatorio (UE – 2016/679) comune in tutti i paesi dell’Unione Europea, approvato nel 2016 e che entrerà in vigore nel maggio 2018. Il Regolamento (UE) definisce le regole applicabili al trattamento di dati personali ed è idoneo a ripristinare l’equilibrio tra l’utilizzo del digitale e il diritto alla protezione dei dati di carattere personale, relativi anche alla salute.

Il nuovo quadro riconosce il ruolo del “responsabile per la protezione dei dati” (Data Protection Officer – DPO), una figura professionale che dovrà istituirsi e che potrebbe rappresentare la chiave di volta di un migliore adeguamento anche della pubblica amministrazione alla protezione dei dati. Tutti i titolari del trattamento pubblico avranno al proprio interno un professionista della protezione dei dati personali che avrà il compito da una parte di supportare i processi di digitalizzazione all’interno delle singole amministrazioni, assicurando un monitoraggio del trattamento dei dati, dall’altro quello di fare da interfaccia sia verso cittadini che verso l’Autorità.

“Questa potrebbe essere una delle innovazioni del nuovo regolamento”, a sottolinearlo Francesco Modafferi, Dirigente Dipartimento libertà pubbliche e sanità – Garante per la protezione dei dati personali.

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