Audi assume hacker per arginare gli attacchi informatici di Corrado Canali

La crescita esponenziale dei sistemi di collegamento tra le auto e Internet richiede l’adeguamento non solo delle infrastrutture ma anche una protezione dei dati veicolati. A prendere in tal senso provvedimenti è stata Audi che essendo impegnata su diversi fronti per innovare le proprie vetture ha inaugurato, di recente, un sorta di laboratorio ribattezzato Audi Electronics Venture GmbH che si occupa di blindare, le eventuali “porte” che potrebbero essere aperte dagli hacker “ostili” per penetrare nei sistemi informatici della vetture del brand dei “quattro anelli”. La divisione anti-hacker si dedica specificatamente alla sicurezza dei sistemi elettronici e delle connessioni, oltre a lavorare per individuare ogni minima debolezza nei componenti delle auto.

Inoltre Audi Electronics Venture collabora con fornitori esterni per cercare di individuare dei possibili punti di ingresso nascosti nei sistemi ancora prima di partire con la produzione della vettura. Dall’Audi fanno sapere che le loro vetture hanno un gran numero di unità di controllo che formano, a loro volta, un vero e proprio ecosistema il cui nucleo è il modulo centrale che interconnette i diversi sistemi di trasferimento dati. Ogni unità di controllo utilizza delle connessioni per scambiare informazioni sulle condizioni operative e altri dati del veicolo, ed una particolarità è il fatto che alcune funzioni richiedono che i dati siano gestiti da un sistema a disposizione anche di terzi.

E’ il caso ad esempio dell’assistente di parcheggio Audi AI Pilot che ha debuttato nella nuova A8 ed in cui un’applicazione mobile consente di inviare comandi codificati tramite l’unità centrale di controllo per i sistemi di assistenza alla guida a sua volta responsabile per l’esecuzione del parcheggio pilotato. Fra gli obiettivi degli hacker “buoni” assunti da Audi c’è quello di insegnare agli ingegneri come un sistema può essere manipolato e far in modo che vengano alzati nuovi “firewall” per impedire delle deleterie penetrazioni. Una delle possibili fonti di disturbo sono, ad esempio, gli smartphone e in aggiunta le connessioni wi-fi che consentono agli hacker “ostili” non solo di ottenere i dati personali del guidatore e degli altri passeggeri ma anche di accedere al software auto, compreso quello che regola la dinamica e la sicurezza di guida, favorendo così delle gravi situazioni di pericolo per gli utenti.

La pantnership tra gli sviluppatori e gli esperti in attacchi informatici è, dunque, fondamentale perché il mondo della connettività e soprattutto quello della futura guida autonoma hanno ancora una lunga strada da percorrere insieme e la evoluzione di entrambi è essenziale per garantire la sicurezza del sistema. Uno dei progetti su cui Audi sta lavorando è, infatti, la realizzazione di un’architettura di rete che isoli i sistemi di una vettura attraverso vari requisiti di sicurezza, in modo che se uno di questi elementi viene attaccato il resto è automaticamente protetto e nessun guasto della catena aumenta il pericolo. In futuro, inoltre, Audi conta anche di offrire ai possessori di loro vetture di aggiornare le protezione in una fase successiva all’acquisto dell’automobile.

2017-08-22T16:28:06+00:00 22 Agosto, 2017|Press|