Andrus Ansip: “L’Europa si prepara a gestire in comune le cyber-emergenze”

di FRANCESCA DE BENEDETTI

CYBERATTACCHI? Allarmi procurati da software come in Russia. “E’ la solita lotta tra il bene e il male, combattuta nell’era digitale. Noi europei facciamo troppo poco per proteggerci: è il momento di darci la sveglia”. Parla così Andrus Ansip, ex premier estone e vicepresidente della Commissione Ue. Mentre Jean-Claude Juncker annuncia che la cybersecurity è tra le priorità, Ansip svela a Repubblica i dettagli del piano di Palazzo Berlaymont: “Il piano comincia da una cyberdifesa comune”.

Negli ultimi due anni in Europa sono stati hackerati parlamenti, campagne elettorali, tv, università, ospedali, smart tv di casa. Che cosa farà Bruxelles per impedirlo?
“Oggi è facile attaccarci. Bisogna al più presto proteggere i cittadini. La strategia lanciata nel 2013 va aggiornata: all’epoca non era diffuso l’internet degli oggetti e gli hackeraggi non erano all’ordine del giorno. La Commissione lancia una proposta per la gestione condivisa dell’emergenza e per la prevenzione”.

Quanto rischiamo oggi?
“Teme che le elezioni tedesche possano essere hackerate? I rischi sono economici e politici. A causa dei cyberattacchi, l’Ue perde 265 miliardi di euro l’anno. Circa il 95 per cento degli attacchi è dovuto a errori umani, fino all’80% però può essere evitato con la sicurezza. Non penso che qualcuno cercherà di influenzare direttamente il voto: sarebbe come dichiararci guerra, ma le democrazie vanno protette”.

Come entra in campo l’Ue?
“Il primo punto è coordinarsi. Nessuno Stato membro può affrontare in modo efficace le minacce attuali se rimane isolato. Vogliamo incentivare la cooperazione. Lo faremo dando un nuovo mandato permanente e incisivo all’agenzia per la sicurezza delle reti e dell’informazione (Enisa). Poi avvierete nel 2018 un progetto pilota: un network per la cybersicurezza e un centro di ricerca per sviluppare tecnologie, analisi e simulazioni”.

Per i cittadini cosa cambierà?
“Le crisi saranno gestite insieme, stileremo le mosse da mettere in atto in caso di emergenza. Poi chiederemo alle imprese di aderire, su base volontaria, a un sistema europeo di certificazione: il consumatore potrà leggere dall’etichetta quanto è sicuro un dispositivo connesso a Internet. Rafforzeremo educazione e ricerca: visto che da qui al 2022 si sentirà la mancanza di 350mila esperti di cybersicurezza, dovremo colmare il gap. Sarà un’opportunità per i ragazzi. Per rendere l’Ue competitiva, la cybersicurezza dovrà entrare nei percorsi accademici e nei cv degli europei”.

Come ce la caviamo a confronto con gli Stati Uniti?
“Parliamoci chiaro, loro investono molto di più, ma l’Europa

E l’Italia?
L’Italia in quest’ambito non è forte, ma eccelle nello high performance computing, l’industria dell’auto o i dispositivi connessi per la casa. L’importante sarà unire le forze.

2017-09-16T17:04:36+00:00 16 Settembre, 2017|Press|